mercoledì 14 novembre 2007

In questo secolo di vie ferrate, di imposte e debiti, e barricate
Di luce elettrica, di magnetismo, di carta straccia, di comunismo.
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Noi confitti al nostro orgoglio come ruote in ferrei perni
Ci stanchiamo in giri eterni, sempre erranti e sempre qui.
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I primi versi, meravigliosi ed attuali, sono frammenti di un’opera di un alienato monomaniaco e malinconico. I successivi di un demente, dettati di getto durante una seduta psichiatrica. Entrambi soli, disperati e anonimi. Entrambi vissuti tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del secolo successivo. Entrambi citati negli scritti di Cesare Lombroso (raccolti in un bel libro dal titolo preciso, Delitto, genio, follia) per dimostrare come l’estro poetico si annidi nella pazzia. O viceversa.
Con intenzioni diverse, ma dicendo alla fine la stessa cosa, Mordecay Richler scrisse: Un’attenta analisi delle strategie sinistrorse in campo musicale porta alla luce un’arma fin qui ignota, il menticidio, messa a punto dal kgb per indurre al suicidio mentale, e cioè al rincoglionimento senza scampo, un’intera generazione di ragazzi americani. Il che spiega una volta per tutte i Rolling Stones
Poi sento:
I miei sogni sbattono nei tuoi e non è colpa mia
Dolce madre bella figlia e adesso mia mia mia….
Credo che si possa affermare con una certa precisione scientifica che Biagio Antonacci è perfettamente sano di mente.
Biagio Antonacci – Vicky love - 2007

martedì 13 novembre 2007

r.d.267/42

Ci ho girato intorno manco fossi una bici e la verità l’Italia ma alla fine l’ultimo chilometro arriva ed è sempre il più duro. Come la prima versione che è anche quella che conta e non torna.

Ho voluto credermi diverso, più bello o solo più definito. Credermi pesce senza neanche essere carne. Credermi alto come una donna con i tacchi. Ho giocato, interpretato, e come un grande attore ci ho creduto. Ho sognato, anche un po’. Poi, come normale e non speciale, svegliato.

Perchè invece. Invece. Ho un’altezza mezza bellezza, solo mezza però, come un pizzo, uno storno, una commissione, un ricatto. Non ho talenti da sprecare, non ho doni da nascondere, men che meno regalare. Giusto qualche parola per giocare e l’autonomia non sufficiente di una condizione necessaria. Ho guardato i piedi della realtà per non vederne la faccia fin quando si è capovolta per farsi conoscere o forse solo per dispetto.

Ci ho creduto davvero. Non più, ora.

venerdì 9 novembre 2007

Succede sempre dopo i corsi per i ragazzi. Che siano di tennis o di nuoto (o qualsiasi altro sport, credo). Succede che tu arrivi e fai quello che è prescritto. Che in uno spogliatoio ci si spoglia, da che mondo è mondo o almeno da quando li hanno chiamati così.

È in quegli istanti che avviene l’incontro. Tu che ti cambi e indossi l’abbigliamento adatto a quello che dovrai fare nella prossima ora. Loro che fanno il contrario. Qualcuno, più sveglio o soltanto più solo, fa da sé. Poi ci sono gli altri, quelli che la mamma li aiuta. La mamma che, probabilmente, ha smesso di considerarsi una donna, una moglie, un essere vivente ma è sempre e solo mamma.

Perché ci deve essere un motivo per cui queste signore stanno in uno spogliatoio maschile e dicano cose tipo: non badi a me.

Non badi a me? non è così che funziona.

Perché ci sono solo alcune possibilità ed il non badi a me non è contemplato:

· Prendi l’erede e lo trasferisci nello spogliatoio femminile. Comincerà a rendersi conto che ci sono differenze tra uomini e donne.

· Lasci il pupo da solo e che cominci a darsi una mossa. Che se può fare sport potrà anche cambiarsi da solo, no?

· Mandi il ragazzino a fare un giro e gli dici di tornare tra un po’. e ti spogli anche tu.

giovedì 1 novembre 2007

il libro nel cassetto, prima che salga sul comodino

Stavo pensando di scrivere un romanzo.
Ho i protagonisti.
Lui è un ex. Ex primo della classe, ex campione ai concorsi matematici, ex ballerino di ballo liscio, ex bevitore di vodka, ex marito, professione pensatore.
Lei è una post. Post sessantottina, post comunista, post traumatizzata, frequentatrice seriale di corsi post laurea senza aver mai finito il liceo, commentatrice di post, post coniugata che è come dire divorziata anche se preferirebbe vedova. E con un culo da favola. Un posteriore, meglio.
Hanno due figli.
Il primo è un aspirante osteopata, omosessuale dichiarato (nel senso che non l’ha detto a nessuno ma lo capiscono tutti), vive a casa con il padre (meno male, perché almeno lui, il figlio, cucina).
E poi Justine, la figlia. Alta, bella come un'incantatrice di serpenti, sempre vestita di nero. C'è chi ha ucciso per lei e chi, per dimenticarla, si è scolato tutto quello che c'era in cantina. Suora di clausura.
Ho il titolo: si nasce nudi e se va bene si muore in pigiama.
Alla trama ci penso nei prossimi giorni. O negli anni a venire. Chissà

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