martedì 13 novembre 2007

r.d.267/42

Ci ho girato intorno manco fossi una bici e la verità l’Italia ma alla fine l’ultimo chilometro arriva ed è sempre il più duro. Come la prima versione che è anche quella che conta e non torna.

Ho voluto credermi diverso, più bello o solo più definito. Credermi pesce senza neanche essere carne. Credermi alto come una donna con i tacchi. Ho giocato, interpretato, e come un grande attore ci ho creduto. Ho sognato, anche un po’. Poi, come normale e non speciale, svegliato.

Perchè invece. Invece. Ho un’altezza mezza bellezza, solo mezza però, come un pizzo, uno storno, una commissione, un ricatto. Non ho talenti da sprecare, non ho doni da nascondere, men che meno regalare. Giusto qualche parola per giocare e l’autonomia non sufficiente di una condizione necessaria. Ho guardato i piedi della realtà per non vederne la faccia fin quando si è capovolta per farsi conoscere o forse solo per dispetto.

Ci ho creduto davvero. Non più, ora.

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